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L’importanza del fotoperiodo
L’attività riproduttiva degli uccelli dipende dalla durata delle ore di luce della giornata (fotoperiodo). La luce, infatti, stimola i fotorecettori presenti nel cervello; quando si raggiunge una precisa durata delle ore di luce, viene innescato il rilascio a cascata di una serie di ormoni, ultimi dei quali sono gli ormoni sessuali che stimolano le gonadi. La sensibilità al fotoperiodo adeguato avviene solo se vi è stato in precedenza un periodo di riposo, con fotoperiodo breve.
Molti problemi nella riproduzione insorgono dalla gestione sbagliata del fotoperiodo; se la luce viene gestita male si può causare una diminuzione della riproduzione.
Il fotoperiodo può essere modificato in due modi. Il primo consiste nell’effettuare un lieve aumento settimanale, ad esempio di 30 minuti la settimana per 10 settimane. Il secondo consiste nell’effettuare un incremento improvviso, passando bruscamente da 10 a 15 ore di luce al giorno, ottenendo l’entrata in riproduzione in circa quattro settimane. Il primo metodo è il migliore, perché permette di ottenere risultati più durevoli rispetto il secondo. Inoltre, con il secondo metodo aumenta la mortalità delle femmine a causa di disturbi ormonali e ritenzione delle uova.
In genere l’effetto massimo si ha con il raggiungimento di un fotoperiodo di 14 ore. Nel maschio l’effetto del fotoperiodo appropriato è molto rapido, con la produzione di testosterone nell’arco di meno di 24 ore. Come conseguenza si ha la manifestazione dei caratteri sessuali secondari: canto territoriale, ingrossamento dei testicoli e della cloaca, corteggiamento.
La risposta della femmina all’allungamento del fotoperiodo è meno evidente, e può richiedere la presenza di un maschio sessualmente attivo per stimolare l’attività di costruzione del nido e la deposizione delle uova. E’ opportuno che l’allungamento delle ore di luce avvenga in modo graduale, per evitare che il maschio divenuto improvvisamente attivo molesti una femmina più lenta a rispondere al fotoperiodo adeguato.
Questo meccanismo di fotosensibilità è molto delicato. Una volta raggiunto il fotoperiodo adeguato, questo deve essere mantenuto costante senza sbalzi, altrimenti una mancanza di luce o un fotoperiodo variabile costituirà uno stimolo per il blocco della riproduzione e l’induzione della muta. Anche un fotoperiodo più lungo può causare un accorciamento del periodo riproduttivo e una muta precoce. Una volta che inizia la muta, termina immediatamente l’attività riproduttiva. Il fotoperiodo non deve superare le 17 ore di luce il giorno, altrimenti avremo problemi nel mantenere lo stato riproduttivo e la fecondità.
Dopo un certo periodo di giornate con molte ore di luce, gli uccelli diventano refrattari alla fotostimolazione, e calano i livelli di ormoni sessuali. Alla fine dell’inverno, quando le giornate tornano ad allungarsi, si ripete il ciclo.
Dopo che i piccoli sono stati tolti, la coppia spesso nidifica ancora. Due covate non comportano problemi alla femmina, e in genere neppure tre. Dopo la terza è opportuno togliere il nido e separare i genitori. A questo punto in genere inizia la muta, e l’alimentazione deve essere ancora ricca di proteine per favorire lo sviluppo del piumaggio.
Aspetti tecnici della luce
Lo spettro della luce va da 100 nm (che corrispondono ai raggi ultravioletti, UV) a 1.000.000 nm (che corrispondono ai raggi infrarossi). La luce ultravioletta è importante per la sintesi della vitamina D (indispensabile per il metabolismo del calcio, e quindi per lo sviluppo delle ossa e la formazione del guscio). E’ inoltre importante per la visione degli uccelli, che infatti riescono a vedere nello spettro della luce ultravioletta A, e che quindi percepiscono i colori in modo molto diverso da noi, e con una "dimensione" aggiuntiva che a noi sfugge totalmente. La luce ultravioletta è quindi importante per il loro benessere "psicologico" perché stimola un comportamento più naturale, sia per quanto riguarda l’assunzione dell’alimento che la ricerca del partner. Dal momento che la luce ultravioletta migliora le capacità riproduttive di molte specie di uccelli, in commercio si trovano delle lampade UV appositamente per uso aviare.
L’intensità minima consigliata di luce nella stanza va da 500 a 1000 lux (per fare un paragone, la luce solare ha un’intensità di 100.000 lux).
Le normali lampade al neon hanno una frequenza di 50 hertz; questo crea agli uccelli un effetto stroboscopico (vedono la luce oscillare ad una frequenza altissima, come accade a noi con gli effetti speciali delle luci da discoteca). Questo effetto può risultare di grande disturbo agli animali, e per evitarlo si devono usare lampade che abbiano una frequenza di almeno 150 hertz, in modo che vedano la luce fissa. In alternativa, si possono usare più lampade, in modo annullino reciprocamente l’effetto stroboscopico.
Alla notte si può lasciare una debole luce, con una lampadina da 7 watt, che è preferibile al buio completo.